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Le dame di Ferrara e Luzzasco Luzzaschi

T'amo mia vita ”



Articolo di Adel Karanov 2004 Conservatorio Ottorino Respighi



T`amo mia vita ” di Luzzasco Luzzaschi è un madrigale particolarmente diverso dai madrigali dell`epoca soprattutto per il suo organico di tre soprani, accompagnati probabilmente da uno strumento a tastiera come l`arcicembalo (strumento antenato del cembalo , in uso alla corte di Ferrara , che ne aveva ben due esemplari uguali , e probabilmente i primi , ai quali solo il maestro Luzzaschi aveva il permesso di suonarli . Il madrigale è per tre soprani poiché scritto appostamente per essere esguito dalle tre dame ferraresi .


Il madrigale del`500 appartiene contemporaneamente a diversi nomi artistici della letteratura cosi come della musica e lo è anche come materiale di studio che interessa la letteratura e la musicologia, il che provoca una difficoltà nel cercare di descriverlo in tutta la sua totalità ..Il rischio è che si descriva più una parte che l`altra.

Guardando storicamente il rapporto tra parola e musica potremmo vedere che intorno agli `inizi del `500 il madrigale veniva trattato come un testo da intonare e musicalmente da costruire secondo tutte le regole del “rigido” contrappunto ..Da allora in poi i suoi elementi musicali vengono messi sempre di più al servizio del testo, condizionando cosi la scelta delle cadenze , della struttura , del carattere delle sezioni , nella scelta di descrivere il significato , di sottolineare la sonorità della parola e anche la scelta del tono e del contrasto che si può creare anche tra una nota e un'altra .



I madrigali potevano essere a tre quatro cinque sei e sette voci . Si usava di più scrivere madrigali a cinque voci per ottenere miglior equilibrio timbrico adatto a una flessibile descrittività e passaggiotra due timbri “chiari due scuri”e uno intermedio che si inseriva bene sia tra la zona alta che tra quella bassa potendo cosi dare una maggior continuità a particolari passaggi di cambiamento timbrico : es: come nella prima pag. del madrigale Io mi son giovinetta del IV lib. di Monteverdi , dove il passaggio da timbri femminili a quelli maschili avviene ammorbidito e continuato tramite la voce intermedia ALTO. Nel madrigale “T`amo mia vita” la mancanza di Alto Tenore e Basso dà una sensazione di giocosa leggerezza sottolineata dalle numerose fioriture presenti in modo caratteristico su tutti i madrigali appositamente scritti per le tre dame .



Nel corso dell’evoluzione del madrigale dagli anni 30` alla fine del`500 i compositori si sono interessati soprattutto nel descrivere e interpretare il testo ma più tardi il rapporto tra la struttura poetica , la musica e la sempre più forte subordinazione del linguaggio conduce all`egemonia delle categorie formali che legate alla parola produce quella dell`egemonia musicale.

Il `500 e in generale nella società antica, la partecipazione delle donne nel campo artistico era un evento raro . Il canto era riservato soprattutto agli uomini . Le parti di soprano fino a quell`epoca erano destinate ai castrati , in quanto alle donne non era concesso esibirsi a cantare in pubblico come in chiesa .

Il trio di Ferrara era una vera rivoluzione storica non solo per la scoperta della qualità timbrica della voce femminile ma anche per la indiscutibile e necessaria presenza scenica della donna . Questo trio rapresenta anche , l`inizio di un lungo processo di civilizzazione e allontanamento del discriminante pensiero eclesiastico , oltre alla proiezione della figura femminile nel mondo artistico, non solo come cantante ma anche come strumentista e quindi una figura di musicista colta .

Il Concerto delle Dame era un autentico evento e le testimonianze sono numerosissime. Il trio più celebre annoverava Laura Peperara, Anna Guarini, figlia di Battista Guarini, e Livia D’Arco, e nacque su iniziativa di Margherita Gonzaga, sorella di Vincenzo, Duca di Mantova . Abbiamo visto comefosse già esistito anni prima un Concerto di Donne, simile nella natura ma non nelle intenzioni (alle sorelle Lucrezia e Isabella Bendidio si affiancava Luzzasco in qualità di maestro al clavicembalo), ma questo primo concerto era destinato a spegnersi in pochi anni, sostituito dal trio voluto da Margherita. Le tre Dame accompagnavano il loro canto suonando l’arpa, il liuto e la viola , sotto la supervisione di Ippolito Fiorini e Luzzaschi . La loro voce, la loro bellezza, la loro maestria, hanno ispirato più di un componimento poetico: Tasso, Guarini, Grillo, Rinuccini ci hanno lasciato innumerevoli testimonianze poetiche a tal riguardo (le due raccolte di madrigali “Il Lauro secco ed Il Lauro Verde”, pubblicate nel 1592 e 1593 dagli Accademici Rinnovati, dedicati al nome di Laura Peperara e musicati da diversi autori, fra cui Ingegneri, Striggio, Vecchi, Wert, Marenzio, e gli stessi Fiorino e Luzzaschi,). Tra le virtuose che lo resero famoso vanno ricordate la modenese Tarquinia Molza, poi Lucrezia, Leonora e Anna d’Este. In seguito al successo di questo trio ci furono numerosi tentativi di imitarlo ma con successi fallimentari poiché spesso mancava quella bravura e l`enorme quantità di musica che le dame eseguivano a memoria (circa 300 madrigali a memoria).



(«... quelle, non mai abbastanza lodate Signore di Ferrara, alle quali io ho udito cantare più di trecento trenta Madrigali alla mente...» - Giovanni Bardi: Discorso... a Giulio Caccini, 1590) non ci rimane che quella straordinaria raccolta che sono i Madrigali a 1, 2, 3 soprani, stampati da Luzzaschi nel 1601 Luzzaschi: dedica ai Madrigali per cantare e sonare a uno, e doi, e tre soprani, 1601).



La venuta a Ferrara nel 1594 di Gesualdo, prossimo alle sue seconde nozze con Eleonora d’Este, sorella di Cesare d’Este, diede un nuovo impulso alla produzione madrigalistica di Luzzaschi (la stampa della sua ultima pubblicazione madrigalistica risaliva a ben 12 anni prima, il Terzo Libro, del 1582). Egli si mise subito all’opera probabilmente per ringraziare il Principe di Venosa delle tante dimostrazioni di stima nei suoi confronti: così, raccogliendo madrigali vecchi

e nuovi, in meno di un anno pubblicò il suo Quarto Libro di madrigali, dedicandolo appunto a «All’Illust.mo et Eccellentiss.mo Signor mio sempre colendissimo Il Signor Don Carlo Giesoaldi Prencipe di Venosa » Gesualdo si mostrò più di una volta ammiratore del Luzzaschi organista e compositore polifonico, già divenuto celebre a Napoli .

Alle Dame venivano affiancati spesso altri cantanti, per l’esecuzione di madrigali polifonici . Giulio Cesare Brancaccio era un nobiluomo di corte con una straordinaria e potente voce di basso. Di lui abbiamo testimonianza in varie cronache e lettere dell`epoca .

Tipico del repertorio delle dame erano le numerose fioriture e passaggi di notevole difficoltà come per esempio : il primo soprano nella cadenza finale del “T`amo mia vita” oppure nella quartultima battuta del medesimo madrigale, dove il secondo e terzo soprano cantano a distanza di terza un lungo e impegnativo madrigalismo sulla parola “sia” . Luzzasco Luzzaschi ebbe la fortuna di nascere, attorno al 1545, in quella Ferrara che, da Josquin a Willaert, da Obrecht a Cipriano, aveva visto attestare il proprio primato “musicale” e si era proposta quale centro indiscusso della cultura musicale assieme a Mantova, Venezia, Firenze. Lo stesso Luzzaschi aveva studiato tra gli altri proprio con quel Cipriano de Rore, attivo nella città emiliana attorno al 1547 . Fu organista alla corte di Alfonso d`Este e la sua fama era testimoniata in numerosi documenti. Non ci resta molto dei suoi numerosi ricercari . Famosa e importante testimonianza della suacreativià organistica è “il secondo libro dei ricercari ” È importante ricordare la stima che Frescobaldi aveva nei confronti del suo maestro Luzzasco Luzzaschi . «... Ferrara... per la quale si rese così caro il Signor Luciasco mio maestro » .