Il madrigale appartiene contemporaneamente a diversi nomi artistici della letteratura cosi come della musica e lo e` anche come materiale di studio che interessa la letteratura e la musicologia il che provoca una difficoltà nel cercare di descriverlo in tutta la sua totalità ..Il rischio e` che si descriva più una parte che l`altra.
Guardando storicamente il rapporto tra parola e musica potremmo vedere che intorno agli `inizi del `500 il madrigale veniva trattato come un testo da intonare e musicalmente da costruire secondo tutte le regole del “rigido” contrappunto ..Da allora in poi i suoi elementi musicali vengono messi sempre di più` al servizio del testo , condizionando cosi la scelta delle cadenze , della struttura , del carattere delle sezioni, nella scelta di descrivere il significato , di sottolineare la sonorità` della parola e anche la scelta del tono e del contrasto che si può` creare anche tra una nota e un'altra .
Nel corso dell’evoluzione del madrigale dagli anni 30` alla fine del `500 i compositori si sono interessati soprattutto nel descrivere e interpretare il testo ma più` tardi il rapporto tra la struttura poetica , la musica e la sempre più forte subordinazione del linguaggio conduce all`egemonia delle categorie formali che legate alla parola produce quella dell`egemonia musicale.
L’opera madrigalistica di Claudio Monteverdi (1567-1643) offre uno straordinario materiale per esemplificare questi fondamentali processi , assecondato con soluzioni sempre nuove e allo stesso tempo stimolando la creatività` personale. I problemi che riguardano la descrittività musicale del testo sono numerose e soprattutto si rischia di cadere nel ridicolo se si abusa di troppi madrigalismi non riuscendo a dare un` uniformità stilistica all`intero brano. E` importante vedere nei madrigali di Monteverdi quali elementi sono fondamentali per l`uniformita` e determinanti per la fisionomia del madrigale.
Monteverdi ha prediletto come poeti Tasso , Guarini , Chiaberra e Marino in quanto trovava le loro poesie attinenti alla sua sensibilità musicale che doveva esprimere numerosi aspetti di natura descrittiva , sentimentali e a volte anche sentimenti contrastanti in sovrapposizione temporale.
La lirica di Tasso è contrassegnata da una morbida mescolanza di versi, immagini e sonorità, senza troppi contrasti e dai contorni non molto netti: tutte proprietà che dovevano consentire in modo particolare una scrittura musicale non strofica, dal libero corso. Inoltre a questa lirica si confà un tipo di figura retorica oltremodo determinabile e concreta che si può tradurre molto bene coi corrispondente termine musicale di” madrigalismo”. Rispetto a questo, lo stile di Guarini ha un taglio in sostanza più spigoloso: predilige le figure antitetiche e ricche di contrasti, e si appunta spesso sull’intensificazione conclusiva.
Un’ancor più spiccata tensione verso la multisezionalità, per non dire verso la disposizione strofica, è propria dei pezzi canzonettistici di Chiabrera. Vistosa è anche la preferenza per un ritmo accentuativo regolare, che già per suo conto è vicino alla musica per via della nuova metrica arieggiante i ritmi di danza. Marino infine spinge ancor più innanzi la pregnanza articolante, la tendenza alla bipartizione simmetrica, l’acutezza concettistica e la concisione epigrammatica: per tutto quanto si è detto, non bisogna ignorare le corrispondenze fra poesia e musica.